Storia

L’azienda Agricola attuale è stata sempre residenza della famiglia dove si sono succedute generazioni di agricoltori proprietari dei terreni dell’area della Frazione Portolo di San Severino Marche, regione Marche; possiamo cominciare la narrazione dal mio bisnonno, Luigi, di cui mio nonno mi raccontava di quando, da bambino, era seduto sulle sue ginocchia.

Erano tempi dove gli abiti erano fatti in casa a partire da materie prime come la canapa, il lino o lana che venivano filate, tessute, cucite e colorate con estratti di vegetali. Un vestito, una maglia, calzettoni, duravano anni. Pochi uomini dai vent’anni avevano più di un vestito, mentre le donne, se potevano, si facevano il corredo e quindi possedevano qualche abito di ricambio. Luigi indossava a 80 anni lo stesso abito con cui si era sposato a 16 anni, ovviamente zeppo di toppe e rammendi come si vede nell’ unica foto che nel 1922 si fece fare per poterla collocare sulla tomba. In vita aveva avuto 11 figli e al primo di questi, Alessandro, appena quattordicenne, venne affidata la cura degli affari della famiglia ma l’inesperienza e la leggerezza causò la rovina economica e molti debiti che costrinsero tre dei suoi fratelli a cercare fortuna al di fuori di Portolo e dall’Italia: emigrarono in Argentina mio nonno Severino di 16 anni e i fratelli Enrico ed Angelo di 14 e 12 anni. Partirono da Portolo a piedi, seguendo altri disperati, per giungere a Genova nella speranza (non sapevano che si dovesse pagare il biglietto) d’imbarcarsi per andare in “America” quale fortunata destinazione per una vita migliore; tornò mio nonno sei anni dopo con un gruzzoletto di pesos costati sangue di fatiche senza sapere fino all’ultimo se sarebbero stati sufficienti per riscattare i debiti e poter continuare a vivere e lavorare sulla terra dei padri. I Pesos bastarono e avanzarono per acquistare il terreno di San Mauro; involontariamente mio nonno da semplice agricoltore divenne anche possidente (titolo che identifica una professione giuridica italiana). Appena tornato dall’ Argentina venne richiamato alle armi e ha vissuto la ritirata di Caporetto. Congedato alla fine del conflitto ritorna a Portolo a crescere la sua famiglia e la cura dei campi; nella memoria di chi l’ha conosciuto è stato sempre ricordato come uomo mite ma estremamente determinato, saggio con poche parole, preferiva la fatica alla compagnia, era sempre intento alla cura degli olivi e delle api; non l’ho mai sentito rispondere a mia nonna se non con dolci gesti. Hanno avuto 5 figli tra cui mio padre Ernesto nato nel 1919. Nascere in campagna ti permette di osservare e vivere la natura nella sua totale freschezza e assoluta bellezza e s’inizia a lavorare per gioco, ad ogni età impari e fai qualcosa anche se talvolta controvoglia: portare da bere a chi sta lavorando sotto il sole, raccogliere le spighe di grano, pascolare le greggi, abbeverare le bestie, andare a prendere l’acqua alla sorgente, mille e mille cose interessanti. Il gioco per mio padre s’interrompe nel 1940: viene richiamato alle armi e destinato a fare la guerra ai greci, sul fronte albanese. Nei suoi pochi racconti ricordo il profondo dolore di ciò che era stata la guerra ai suoi occhi: giovani italiani e giovani greci di vent’anni che avevano ricevuto l’ordine di spararsi a vicenda senza motivo. I suoi ricordi più belli erano dei paesaggi, delle genti e della bellezza della natura dei luoghi   che gli ricordavano Portolo e la libertà da riconquistare. Ricordava che non dovette mai sparare nè difendersi, per fortuna; dopo l’8 settembre e fino all’arrivo delle forze angloamericane di liberazione fu ospitato e salvato da una famiglia albanese che lo accolse non come un soldato nemico ma come un fratello maggiore e delle braccia già esperte ed instancabili. Al ritorno dagli eventi bellici, mio padre prese la decisione di vivere tutto il resto della sua vita sui suoi campi, a Portolo e con l’entusiasmo della gioventù. Nonostante i momenti difficili del dopoguerra prese in mano la situazione dell’azienda agricola e cominciò il miglioramento sia attraverso ampliamenti delle superfici coltivate che nella meccanizzazione e razionalizzazione delle colture. Nel 1975, in una splendida domenica di luglio si presentò un signore, molto magro e dall’accento non locale: Augusto Mentuccia. Ci chiede se fossimo interessati a produrre frumento biologico, ma anche orzo biologico da torrefazione, farro e altre leguminose. Mio padre mi guardò , cercando di capire dal mio volto, se avessi capito cosa significasse “biologico” ma io di rimando lo chiesi direttamente allo sconosciuto: Mentuccia ci disse con chiare parole che per biologico s’intendeva coltivare le colture nel metodo più naturale possibile utilizzando le risorse che la natura mette a disposizione e senza nessuna concimazione chimica o impiego di sostanze estranee (per il controllo delle infestanti che possono compromettere i raccolti).  Espose il suo progetto che era quello di un ciclo produzione-commercializzazione-distribuzione al consumatore di cibo sano e privo di sostanze dannose alla salute. Da quel momento abbiamo “scoperto” che nelle nostre terre abbiamo da sempre coltivato secondo ciclo “biologico” e abbiamo aderito al progetto “Mentuccia” divenendo fornitori di Grano duro biologico. Nel 1989 mio padre mi lascia la conduzione dell’Azienda Agricola Biologica (certificata BIO dall’organismo Suolo e Salute) e negli anni ’90 opero una generale ristrutturazione colturale: metà superficie aziendale viene piantumata con oliveti specializzati e Cultivar autoctone mentre il resto della superficie aziendale viene interessata a forestazione con essenze di Noce Nazionale, Ciliegio e Tiglio per complessivi 8000 piante da fusto. Nel 1993 viene realizzato ed avviato a Portolo un moderno frantoio per trasformare le olive appena raccolte e per confezionare il prodotto Olio Extra Vergine Di Oliva “Friscolus” (dal latino  friscolum che indicava un diaframma usato per la pressatura della molenda). Da lì approdiamo negli anni duemila, quando sempre più si sente parlare di ritorno alla natura e di un gravissimo problema causato dai nuovi stili di vita e di produzione, il cambiamento climatico. Con costanza e grande dedizione porto avanti l’eredità delle fatiche dei miei antenati e cerco di trasmettere ai giovani che mi stanno intorno il senso vero di abitare questo pianeta che è averne cura, per beneficio reciproco. Strada Portolo 4 è il nome, voluto da mia figlia Elena, per questa azienda agricola, in cui è nata e in parte cresciuta. Insieme cerchiamo di sostenere e ampliare questa attività offrendovi uno sguardo fra i nostri filari e il profumo impagabile dell’olio extravergine di oliva.

Paolo Angeloni